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NEWS 03-07

Notizie ed avvenimenti di luglio 2003

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Per segnalazioni e commenti: venezia @ archeosub.it, per informazioni info@archeosub.it

 

 

   GALLIPOLI (LE): due navi romane del III sec a.C. ad un miglio dalla costa (31.07.2003)

Riuscita operazione dei carabinieri del Reparto Territoriale di Roma, in un sol colpo sono stati trovati due relitti di navi romane (una in buono stato), denunciate otto persone con le accuse di ricettazione e di violazione del testo unico di tutela dei beni culturali, venticinque raggiunte da provvedimenti giudiziari di cui una arrestata,

Le navi sono naufragate presumibilmente nel terzo secolo a.C. ad un miglio dalla costa nel tratto compreso tra Gallipoli e Santa Maria di Leuca (Lecce).

Sequestrate anche 25 anfore e altri reperti.

Le indagini sono state avviate nel 2001 dopo il furto in un albergo romano di cinque tele del 1500 -1600. Gli investigatori hanno accertato l'esistenza di due distinte organizzazioni, una operante a Roma, l'altra da Cerveteri sui mercati veneto e pugliese. La prima si occupava del furto di reperti archeologici e della realizzazione di falsi venduti sui mercato come veri.

La seconda organizzazione si sarebbe occupata della realizzazione di reperti falsi, che venivano smerciati su tutto il territorio nazionale, in particolare a Bari e Padova.

(FONTE: Puglia - quotidiano di vita regionale)  

 

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   LAGO DI ALBANO: il lago si prosciuga ed emerge il villaggio dell'età del bronzo detto "delle macine" (28.07.2003)

Una serie di reperti stanno emergendo dal fondo del lago di Albano per effetto del suo prosciugamento, una stuoia in giunco intrecciato, dieci vasi in ceramica, quattro pugnaletti in bronzo, elementi di collane in ambra e pasta vitrea.

Anzi sta emergendo l'intero villaggio. La campagna di scavo di quest'anno ha portato a scoprire anche strutture sagomate per la costruzione del villaggio e sono stati catalogati circa 5.000 pali su un tratto di spiaggia lungo 25 metri. Ma, se i materiali inorganici non hanno problemi, quelli organici sono estremamente deperibili: la ritirata del lago rischia di polverizzare in breve tempo ciò che fango ed acqua hanno conservato per quattromila anni.

Che nel bacino lacustre ci fosse un insediamento dell'età del bronzo (1700-1600 a.C. circa), è noto dal 1984 quando sono stati avviati i primi sondaggi. Il «villaggio delle macine», così chiamato dopo il ritrovamento negli anni passati di decine di macine di ogni dimensione, ora sta affiorando per effetto del rapido abbassamento del livello delle acque.

I resti del villaggio che sorgeva sulle rive del lago erano a 15 metri di profondità, ora alcuni sono a meno di quattro metri, altri già allo scoperto.

Se non si interviene subito, l'eccezionale ritrovamento sarà distrutto dall'azione dell'aria . Proprio per questo si sta lavorando per proteggere il materiale organico. I resti delle palafitte sono stati ricoperti di tessuto prima di sotterrarli nella speranza di ritrovarli integri il prossimo anno, alla ripresa dei lavori

(FONTE: Corriere della Sera e Messaggero - cronaca di Roma)

 

 

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 WASHINGTON (USA) Esposta al Congresso la carta dell'America come era nel 1507 (26.07.2003)

 

Con il suo nome in piccole lettere maiuscole stampate dove oggi sta il Brasile, scritto per la prima volta nella storia umana: AMERICA. Questo è il suo certificato di nascita, compilato nel 1507 dai primo cartografo che usò quel nome: il geografo tedesco Martin Waldseemuller.

Del grande atlante, due metri per tre, "Universalis Cosmographia Secundum Ptholomaei Traditionem et Americi Vespucii Alioruque Illustrationes" ne furono stampate mille copie a Strasburgo nel 1507 ma solo questa è arrivata fino a noi, conservata in un castello nel Baden-Wuerttenberg

A venderla agli americani, il governo tedesco e il principe Johannes, per 10 milioni di dollari, stanziati dal Congresso Americano nel 2001.

Si riconoscono i fiumi più importanti, il Golfo del Messico, i Caraibi, le coste di quello che oggi chiamiamo Venezuela, l'estuario del Paranà.

L'istmo dell'America Centrale è vago, con la possibilità ancora aperta di un passaggio dove ora è Panama I futuri Stati Uniti ed il Canada sono un'appendice informe che si perde verso l'Artico, una costa tracciata con mano insicura, bloccata da una immaginana grande catena montuosa a Ovest, in realtà i modesti monti Appalachi, e chiusa a nord dall'estuario del San Lorenzo,

(Fonte: La Repubblica)

 

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   CACCAMO (RM): il monumento più amato è il ponte Chiaramontano ma non è fruibile perché sommerso (25.07.2003)

Al concorso del Fondo ambiente italiano sui monumenti più amati in 131 indicano la struttura, costruita nel '300, che giace sotto l'acqua della diga Rosamanna come "Luogo del Cuore"

Il ponte Chiaramontano di Caccamo ha ricevuto più voti della Valle dei Templi e di tanti altri monumenti siciliani ed è stato indicato vincitore del primo censimento dei beni da non dimenticare promosso dal Fai, il Fondo ambiente italiano.

Il ponte trecentesco, fatto costruire nel 1307 da Manfredi I di Chiaromonte per assicurare un collegamento viario stabile tra Caccamo e Palermo, giace sotto 35 milioni di metri cubi di acqua, sommerso nell'invaso della diga di Rosamarmna. Oggi si trova a tredici metri sotto il livello dell'acqua È orrnai praticamente invisibile.

Ma in che condizioni si trovi oggi il ponte Chiaramontano nessuno lo sa. Per salvarlo ci vorrebbe, in ogni caso, un notevole investimento.

(FONTE: Giornale di Sicilia Ed. Palermo)

 

 

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   PIOMBINO: si recuperano le anfore del relitto romano della spiaggia di Perelli (23.07.2003)

Ogni giorno il cacciamine «Gaeta», della Marina militare, lascia il porto di Piombino per recuperare il carico di una nave romana affondata nel golfo tra Piombino e Follonica, a poche centinaia di metri dalla spiaggia di Perelli.

E una grossa nave oneraria della prima età imperiale che viaggiava sotto Augusto, nel I secolo d.C.

Il relitto romano giace su un fondale di 21 metri. Troppo pochi per preservarlo dai predatori.

I clandestini hanno tentato a più riprese l'assalto. Così oltre che ad una missione di studio, si sta procedendo al recupero delle anfore

Tutti i reperti recuperati vengono via via trasferiti nelle vasche di acqua di mare messe a disposizione dall'Istituto di biologia marina di Piombino.

Del legno della nave non si vede molto, ma le anfore hanno preservato il resto del materiale, dotazioni di bordo, ceramiche. Sarebbe ora necessario uno scavo esaustivo.

(FONTE: Il Tirreno)

 

 

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LAZZARETTO NUOVO (Laguna Nord - VE): ritrovato un graffito raffigurante una galea (19.07.2003)

Durante il workshop di tecniche pittoriche, finalizzato allo studio delle scritte conservate lungo le pareti del cinquecentesco Teson Grando (il principale edificio dell'isola del Lazzaretto Nuovo), gli allievi hanno portato in luce un antico graffito raffigurante una probabile sgalea di notevoli dimensioni.

(Fonte: "Il Gazzettino"; Archeoclub Sede di Venezia)

 

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MAZARA DEL VALLO (TP): il satiro è stato esposto a Mazara del Vallo (18.07.2003b)

Dopo l' esposizione a Montecitorio e ai musei capitolini di Roma, il Satiro è arrivato a Maraza del Vallo nell' ex chiesa di Sant' Egidio, restaurata per l' occasione. La Soprintendenza dei Beni Culturali di Trapani ha organizzato lo spazio museale in due parti, con una passerella. Lateralmente c'è una gigantografia della città di Mazara, anni '30, con il porto e con la draga, l' Anzio, grazie alla quale sono stati recuperati alcuni reperti esposti lungo il percorso.

Al termine della passerella appare il Satiro in tutte le sue dimensioni, illuminato con fibre ottiche dal basso verso e sostenuto da un' asta: cosi' da poterlo ammirare da ogni lato.

L'ex sacrestia è stata poi adibita a sala didattica, dove viene proiettato il video curato dal Centro regionale del Catalogo dedicato al restauro e al rinvenimento del Satiro.

Oltre al satiro vengono espposti per la prima volta altri reperti subacquei, tra cui una zampa di elefante di epoca punico-ellenistica, un calderone bronzeo di epoca medievale, una selezione di anfore da trasporto di epoca arcaica, ellenistica, punica, romana e medievale.

Saranno esposti anche due cannoni in ferro provenienti da Torretta Granitola.

(Fonte: ANSA. la Sicilia) 

 

 

 

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 LECCE: recuperata dalla Guardia di Finanza una notevole quantità di reperti subacquei e monete (18.07.2003a)

Duecentotrentasette reperti archeologici e numismatici, databili tra il VI secolo a.C. e il periodo medievale, sono stati sequestrati dai finanzieri del nucleo provinciale di polizia tributaria della Guardia di finanza di Lecce. I pezzi sarebbero stati prelevati in gran parte dai fondali marini della zona di Otranto e quindi rivenduti a professionisti e imprenditori della zona, ma anche a rigattieri.

Tra i reperti anfore usate per la conservazione di derrate alimentari, vasellame, manufatti in terracotta, monete di varie epoche, palle di pietra per cannoni appartenute a carichi di bordo di antichi relitti.

In particolare il reperto archeologico di maggiore rilevanza e' una coppa di produzione jonica che risale alla fine del VI secolo a.C., che risulta restaurata.

L'elenco non finisce qui: due anfore, una di provenienza magrebina ( III-V secolo d.C.), un unicum nel repertorio archeologico subacqueo del Salento, l' altra di produzione greco-italica del III-II Secolo a.C.; e poi ancora undici anfore onerarie in terracotta del III Secolo a.C. e V d.C. e un' anfora con anse a volute di eta' ellenistica di produzione indigena.

Per quanto riguarda le monete sono piu' di 100 quelle recuperate risalenti a varie epoche: in particolare vi sono sette monete in argento risalenti al IV-III Secolo a.C e dieci monete auree databili I-VI Secolo d.C.

(Fonte: ANSA)

 

 

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 MAZARA DEL VALLO (TP): segnalati altri quaranta punti sul fondale del Canale di Sicilia (15.07.2003)  

Oltre al Satiro vi sono altre opere d'arte sul fondo del mare.

Sono stati segnalati una quarantina di punti, ma senza una collaborazione ed una programmazione con i pescatori non si troverà nulla.

I pescatori conoscono quel mare punto per punto, quasi non hanno bisogno di carte.

Gli archeologi lo sanno: per recuperare ciò che si trova in fondo al mare siciliano non si può fare a meno di loro. E non è un caso che in questi anni, dai pescherecci di Mazara sono state rinvenute: anfore, piatti, bracieri, statue.

Prima li ributtavano in mare, o li vendevano a mercanti senza scrupoli.

Oggi, grazie ad un paziente lavoro di ricucitura di rapporti, i pescatori hanno deciso di collaborare con la Soprintendenza, consegnando ogni reperto e incassando la ricompensa prevista per legge (un quarto del valore, più un rimborso spese).

L' avvio di una campagna ufficiale di recupero dei tesori sommersi nel Canale di Sicilia in acque internazionali è, in ogni caso ferma, in attesa che la Farnesina firmi un accordo soprattutto con la Tunisia. prima. Manca infatti l'accordo con Tunisi per cercare i pezzi mancanti ed eventuali altri tesori

Gli ostacoli sono molti. Tuttavia una volta siglata l'intesa, rimarrebbe la questione della proprietà del reperto. Sul restauro infatti anche i tunisini sanno che in Italia e in Europa ci sono i migliori laboratori. I reperti trovati a Madia sono sono stati restaurati in Germania. È sulla proprietà e sulla gestione del bene che sorgerebbero le maggiori controversie perché tutti e due gli Stati rivendicherebbero il diritto di esporlo nei musei nazionali.

Un altro problema è quello dei mezzi per operare alle profondità in cui si trovano i "targhet". Tra Lampedusa e Biserta la profondità varia da 200 a 500 metri e nella zona del ritrovamento i sonar hanno registrato presenze di masse metalliche a oltre 450 metri di profondità. Ci vorrebbe un sottomarino attrezzato, come quello dell'americano Ballard.

Tutto questo va a pari passo con la collaborazione dei pescatori che potrebbero continuare a tentare recuperi con le reti.

L'esempio concreto viene dal satiro, di cui prima fu recuperata la gamba e sette mesi dopo tutto il resto, e dal recupero dell'elefante in bronzo, scivolato via dalla rete mentre lo tiravano in superficie di cui poi è stata ritrovata quella zampa, consegnata alla Soprintendenza che è oggi custodita custodita, nel museo del satiro.

(Fonte: Giornale di Sicilia, La Sicilia ed. Palermo)

 

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 VENEZIA: riprodotta in oro una copia del Bucintoro (Comunicato Stampa) (15.07.03)

Gentile redazione Archeosub,

abbiamo il piacere di informarVi che è stata ultimata dall'orafo Giorgio Berto presso il  laboratorio oreficeria DOGALE in Venezia, la nave "Bucintoro".

Un modello in scala tutto in oro 18 carati realizzato interamente a mano, che riproduce fedelmente la famosissima imbarcazione del Doge, (per ulteriori informazioni di carattere tecnico/storico vi rimandiamo al ns sito alla pagina http://www.venicejewels.com/bucintoro.html)

Nel caso possa di essere di Vostro interesse realizzare un articolo o redazionale per maggiori informazioni potete contattare il ns Sig. Alessandro Berto allo 041 5287549 oppure 3474532737 - e mail info@webjewels.it - http://www.venicejewels.com

Con i migliori saluti. - Oreficeria Dogale Venezia

Alleghiamo il testo dell'articolo scritto dal giornalista Titta Bianchini per il gazzettino del 15 luglio 2003

Un Bucintoro, tutto in oro: artefice della preziosa e storica imbarcazione dei Dogi che sta attirando l'attenzione di turisti e veneziani è Giorgio Berto

Pesa poco più di mezzo chilogrammo, esattamente 647 grammi e, importante precisarlo,  è veramente tutto in oro a diciotto carati. L'autore di tanto gioiello, dopo molti studi e analisi, è il titolare della oreficeria "Dogale", artigiano e orafo da quando ne aveva dodici, con negozietto giù dal ponte della Canonica, per avviarsi a San Filippo e Giacomo. "L'ho pensato, dopo aver visitato e ammirato il "Bucintoro " eposto all'Arsenale, realizzato da parte di un gruppo di veneziani, intenzionati a farne fare uno vero». L'iniziativa per la ricostruzione dell'antico "Bucintoro " è dell'imprenditore di Pellestrina, Davino De Poli, che ha già affidato l'incarico per un progetto esecutivo, all'ing. Giovanni Scarpa Dini, un esperto in fatto di costruzioni navali.

Ma intanto eccolo quello in oro, costato 281 ore di lavoro più altre trenta per gli esperti in fusione del metallo prezioso. È lungo venti centimetri per altri venti di altezza ed è stato studiato grazie anche ad alcuni spunti tecnici che l'autore ha tratto del libro "La flotta di Venezia", di GB Rubin de Cervin.

Ed ora cosa ne farà? "Intanto lo metterò al sicuro - promette Giorgio Berto - in una speciale, apposita cassaforte blindata, durante le ore di chiusura. Poi vedremo. Mi è già stato richiesto per una esposizione al Lido, durante la prossima mostra internazionale d'arte cinematografica. Ci penserò".

 

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SIRIA: riattivato un acquedotto romano (14.07.2003)

Sono passati duemila anni eppure gli acquedotti costruiti dagli antichi romani in Siria sembrano essere sfuggiti alla morsa del tempo.

A tal punto da convincere le autorità della Siria a riattivarne alcuni a Sbalala Saghira, piccolo villaggio nella parte orientale del Paese.

Sono bastati meno di 4 mesi per rimettere in funzione i canali, ancora in ottime condizioni malgrado siano stati eretti intorno al 62 avanti Cristo.

Si tratta di una serie di tunnel di notevoli dimensioni (grandi abbastanza da poterli percorrere in auto), che anticamente venivano usati per collegare le città di Duro Europos, Bosra e Palmyra.

Oggi consentiranno alla popolazione siriana, e in particolare ai residenti delle colline intorno ad Aleppo, dl far fronte al gravissimo problema della siccità che da sempre affligge la regione.

 

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    ROMA: Il satiro sopra il vaso non è affidabile per un confronto di datazione (13.07.2003)  

Secondo un intervento del prof. Salvatore Settis che riprendiamo dal Sole 24 ore, datare il satiro di Mazara del Vallo utilizzando la raffigurazione rinvenuta sul vaso attico non è corretta.

" I Greci avevano la macchina fotografica? Sembrerebbe, a giudicare da recenti notizie di stampa sul Satiro danzante di Mazara e su un vaso greco che ne offrirebbe una fedele "istantanea".

Il Satiro di Mazara è una meravigliosa statua bronzea ripescata nel Canale di Sicilia, ed esposta (dopo un ottimo restauro) a Montecitorio, poi ai Musei Capitolini e in procinto di tornare a Mazara: con tutta probabilità, un 'eccellente copia romana di un originale ellenistico non anteriore al 300 a. C.

Il vaso greco, chiamato in causa sulla base di una foto d'archivio a Catania, mostra un satiro danzante in posa molto simile, davanti a un Dioniso seduto.

Se ne è dedotto:

a) che il pittore vascolare abbia visto di persona e riprodotto fedelmente proprio quella statua che noi abbiamo visto a Montecitorio (o il suo originale);

b) che in origine anche il Satiro di Mazara dovesse far coppia, come quello del vaso, con una sta aia di Dioniso seduto, della quale peraltro non c'è traccia;

c) che il vaso dia una prova certa della data del Satiro, che (se le cose stanno così) deve essere evidentemente più antico del vaso stesso

d) che, dando una testimonianza tanto unica e preziosa, il valore di mercato del vaso (che si trova in collezione privata) balzerebbe da circa 20 milioni a un miliardo di vecchie lire

Bella storia, se fosse vera (o almeno plausibile). Purtroppo non è così.

Nella ceramica greca, la raffigurazione di statue non è rara (ne dà un panorama esauriente il bel libro di Monica De Cesare, Le statue in immagine. Studi sulle raffigurazione di statue nella pittura vascolare greca, Roma, l'Ernia di Bretschneider, 1997): ma ben di rado si tratta di riproduzioni fedeli di statue per noi riconoscibili.

Assai più spesso, i pittori vascolari rappresentavano statue "a memoria", rifacendosi a tipi e schemi iconografici correnti, senza alcuna intenzione o pretesto di riprodurre i capolavori dei grandi maestri; e quando ciò accade è di solito non per il valore artistico di quelle statue, ma per il loro significato politico: è questo il caso dei Tirannicidi o di Eirene e Ploutos.

Infatti, i più insigni capolavori dei maggiori maestri (il Doriforo di Policleto, il Discobolo di Mirone, e così via) non sono mai riprodotti sui vasi greci.

Come si spiega, allora, l'affinità di schema fra il Satiro di Mazara e quello del vaso "di Catania"?

Nell'antica Grecia, cominciamo col dire, la danza era onnipresente a teatro, nei riti e nelle teste religiose e civili.

Essa utilizzava le stesse "pose" (che valgono come unità semantiche di base) che ricorrevano in pittura e scultura: i Greci li chiamavano "schemata", che potremmo tradurre con "schemi iconografici" se riferiti alle arti figurative, o con "figure di danza" se riferiti alla danza.

Ma per la danza danzata e per quella rappresentata gli schemi erano ovviamente identici, tanto che, secondo un autore antico, le sculture non sono altro che "residui delle antiche danze" (su questi temi le Edizioni della Normale di Pisa stanno per pubblicare un importante libro di Maria Luisa Catoni, Gli schemata: danza, arte, vita. Comunicazione non verbale nella Grecia antica).

Lo schema di danza del Satiro di Mazara (e di quello del vaso "di Catania") è probabilmente una "mossa" dello danza nata come kordax, tipica ma non esclusiva delle rappresentazioni comiche, che poteva essere danzata nella realtà (da danzatori viventi) o nel mito (da satiri).

Si capisce così perché questo schema ricorra in centinaia di vasi greci, a partire almeno dal VI secolo a.C., per esempio in un vaso del museo di Odessa dell'inizio del IV secolo a.C. Sculture in bronzo, vasi, pitture non si riproducono, dunque, gli uni gli altri, non presuppongono la conoscenza specifica o la "citazione" di un determinato pezzo.

Essi attingono tutti a un patrimonio comune, che è la pratica viva della danza, coi suoi schemata ben codificati. Ovvio è dunque che l'affinità di schema fra il bronzo di Mazara e tutti i vasi, più antichi e più recenti, con la stessa figura di danza non frutto di un'impossibile "istantanea".

Il vaso "di Catania" può datare il bronzo di Mazara?

Sarebbe come se io, esibendo una Pietà dei primi del Quattrocento (ce ne sono a decine) sostenessi che "copia" la Pietà di Michelangelo (datata 1495-1500), e che, dunque, la Pietà di Michelangelo dev'essere retrodatata di un secolo. ........"

(FONTE: Il Sole 24 Ore)

 

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 VENEZIA: un appello alla salvaguardia del patrimonio navale e all'avvio di un laboratorio per il trattamento del legno bagnato (13.07.2003)

Venezia rivendicando un ruolo guida nella gestione del patrimonio culturale marittimo, lancia un appello perché ci sia maggior attenzione ai beni derivanti della relazione uomo-mare e si candida sia per le attività di formazione universitaria che per avviare i laboratori di restauro del legno bagnato che avrebbero nel monumentale Arsenale la loro sede ideale.

E' quanto è emerso nei cinque giorni del corso di conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale marittimo, conclusosi a Venezia nella sede universitaria di San Sebastiano, promosso dal Dipartimento di Scienze dell'Antichità e del Vicino Oriente di Ca' Foscari, con il coordinamento dei professori Carlo Beltrame e Sauro Gelichi

Siamo un popolo di navigatori eppure lasciamo che il tempo si porti via non solo quelle imbarcazioni che già erano state inghiottite dai flutti del mare diventando relitti sui fondali, ma anche quei navigli che rappresentano o hanno rappresentato tasselli importanti della storia della navigazione e i cui ultimi esemplari finiscono per marcire nell'oblio generale come il caso dei bragozzi e dei trabacoli, imbarcazioni caratteristiche della laguna di Venezia, ormai praticamente scomparsi

Esempi da seguire ci sono, ma si deve guardare al Nord Europa. Il sistema si chiama "Moss" (Monitoring Safeguarding Shipwreck) ed è un progetto portato avanti dall'équipe inglese del professor Mark Jones (del Mary Rose): progetto triennale finanziato dall'Unione Europea che, recuperando e valorizzando alcuni importanti relitti di età e caratteristiche diverse, localizzati in Olanda, Germania, Svezia e Finlandia, sensibilizza i cittadini sul patrimonio culturale sottomarino e sull'importanza della sua protezione.

Questo progetto andrebbe applicato pari pari da noi in quanto la situazione di pericolo in cui si trovano le decine e decine di relitti individuati lungo le coste italiane, nei laghi, in laguna, nei fiumi, è elevatissima a causa dell'azione del tempo e degli agenti marini. I relitti sono soggetti all'erosione delle correnti e alla distruzione da parte dell'uomo attraverso la pesca o il saccheggio

Ma se il legno quando è sott'acqua è attaccato da una lunga serie di microrganismi che ne pregiudicano la sopravvivenza una volta recuperato dal mare se non è subito affidato a trattamenti adeguati, si danneggia ancora di più.

Di qui la convinzione, che si fa necessità, di aprire nei prestigiosi spazi dell'Arsenale di Venezia (e la Marina Militare vedrebbe bene questo progetto) un laboratorio per il restauro e la conservazione del legno bagnato: sarebbe la prima "clinica dei relitti" che farebbe diventare Venezia un punto di riferimento a livello mondiale.

(Fonte: Il Gazzettino)

 

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 ROMA: nuovo il sito Web del CNR (Centro Nazionale Ricerche) (11.07.2003)

Il sito del Consiglio Nazionale delle Ricerche (www.cnr.it) ha da oggi una veste completamente rinnovata, nei contenuti e nella grafica: attraverso le news, i focus e gli eventi sarà possibile tenersi costantemente aggiornati sulle iniziative e le ricerche del principale ente pubblico scientifico italiano.

Gli appassionati di scienza, e non solo, possono sfruttare una nuova opportunità: il sito del Consiglio Nazionale delle Ricerche (www.cnr.it) è consultabile da oggi in una veste completamente rinnovata, nei contenuti e nella grafica, per meglio corrispondere alle esigenze del grande pubblico.

Tra le novità del sito &endash; curato dal Servizio Reti e Telecomunicazioni del CNR &endash; i focus dedicati ogni giorno ad un diverso argomento scientifico, comunicati stampa e curiosità dal mondo della scienza, informazioni sulle manifestazioni organizzate dall'ente e notizie sulle opportunità di studio e di lavoro per i giovani e sulle pubblicazioni scientifiche.

Per chi lo desidera è anche possibile ricevere i comunicati stampa sulla propria casella di posta elettronica, iscrivendosi alla mailing-list dell'Ufficio Stampa (www.stampa.cnr.it), nonché abbonarsi gratuitamente al quindicinale telematico on-line Almanacco della Scienza (www.almanacco.rm.cnr.it).

(FONTE: ufficio stampa CNR)  

 

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   ROMA: morto l'ex Ministro Mario Pedini (09.07.2003)

E' morto l'8 luglio a Roma, all'età di 84 anni, Mario Pedini, originario di Montichiari (Brescia), dove risiedeva

Esponente della Dc, h ricoperto diversi incarichi ministeriali.

Fu ministro della Pubblica istruzione, ministro della Ricerca scientifica e dei beni culturali e sottosegretario agli Esteri.

Senatore ed euro parlamentare, il suo nome è legato alla legge che diede la possibilità di svolgere il servizio civile all'estero in sostituzione della leva, ma gli appassionati di archeologia subacquea lo ricordano soprattutto per la sua "circolare" che per la prima volta ha consentito di realizzare una concreta collaborazione tra appassionati, club ed istituzioni.

 

(Fonte: Gazzetta del Sud - Messina)

 

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VENEZIA: completata la carta digitale della Laguna di Venezia in scala 1:5000 (6.07.2003)

Nasce la carta digitale della laguna di Venezia, disegnata su 145 mappe in scala 1:5000 elaborate, sulla base di dati recentissimi, mediante rilievi topografici, batimetrici e fotogrammetrici.

Un condensato di informazioni multidisciplinari sul territorio della laguna che consente di visualizzare anche fenomeni che richiedono aggiornamento continuo, come inquinamento, erosione, sedimentazione, ecc.

La nuova carta, realizzata dal Magistrato alle acque attraverso il Servizio informativo del Consorzio Venezia nuova, sarà consultabile anche su compact disc mediante copia dei 145 fogli digitali in formato Pdf, nonché in un futuro prossimo direttamente su internet attraverso il portale in via di allestimento da parte del Magistrato.

Per un ambiente in continua trasformazione ed evoluzione come la laguna di Venezia, l'uso del software specialistico ha già prodotto, solo per fare un esempio tra i tanti possibili, la carta dell'erosione e della sedimentazione che, con colori diversi, dal rosso (erosione) al verde chiaro (sedimentazione), ha permesso di individuare con estrema precisione, centimetro per centimetro, le aree in disfacimento attorno e lungo il canale dei Petroli, nonché l'appiattimento della laguna centrale, con la distruzione della rete dei canali originari e di tante barene.

La carta digitale, realizzata sulla base dei capisaldi Igm, è il frutto di 549 fotogrammi aerei, scattati sulla posizione di 320 punti fotografici di appoggio. Mediante triangolazione aerea e sovrapposizione dei fotogrammi successivi è stato creato il modello tridimensionale, la cosiddetta "stereorestituzione' del territorio.

Lo scandaglio dei canali con il sistema "Multibeam' ha permesso, inoltre, di ottenere misure dei fondali omogenee, estese a tutta la superficie, anziché limitate a singole linee come avviene con i sistemi tradizionali.

(Fonte: Il Gazzettino)

 

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ROMA: "Archaeologia Maritima Mediterranea" una Rivista Internazionale di Archeologia Subacquea del Mediterraneo (05.07.2003)

«Archaeologia Maritima Mediterranea, International Journal on Underwater Archaeology» si propone come rivista di respiro internazionale che, ai livelli più elevati dell'attuale speculazione scientifica, copra l'ambito di ricerca relativo all'archeologia subacquea mediterranea.

Già nel titolo è espresso il nostro obiettivo, che è quello di realizzare un giornale scientifico dell'archeologia subacquea mediterranea. Uno strumento, cioè, che dia ai protagonisti la possibilità di divulgare, in modo efficace e diretto, i risultati delle loro ricerche nel Mediterraneo e "per" il Mediterraneo.

Tale ambito geografico, infatti, ha visto muovere i primi passi della Disciplina e ancora oggi è il peculiare teatro di ricerca e di sperimentazione non soltanto nel campo dell'archeologia subacquea ma anche in quello della conservazione dei materiali di provenienza subacquea e degli stessi siti sommersi.

La Direzione del periodico è affidata al prof. Roberto Petriaggi, archeologo subacqueo con pluriennale esperienza nel settore, Direttore del Nucleo per gli interventi di archeologia subacquea dell'Istituto Centrale per il Restauro e Professore a contratto presso l'Università degli Studi di Roma Tre.

La Rivista accoglierà non solo rendiconti definitivi di studi o di ricerche sul campo, ma anche comunicazioni preliminari, sintetiche relazioni di Work in progress, aggiornamenti su sperimentazioni o su applicazioni di nuove tecnologie. A questa sorta di "giornale telegrafico" potrà essere dedicata una speciale sezione, anche con una "pagina di cronaca", da consultare per aggiornamenti sulla Materia.

Al tema dell'aggiornamento è dedicata anche una rubrica di novità bibliografiche corredata da un commento relativo alle opere o agli articoli esaminati.

Le "grandi tematiche" (metodologie di scavo, metodologie di ricerca, tutela dei siti, legislazione...) a cui ci si propone di dare spazio nella Rivista, potranno senz'altro essere oggetto di singoli interventi, ma potrebbero essere altrettanti temi da trattare in edizioni monografiche, se l'importanza e la consistenza dei contributi proposti ne facessero ravvisare l'opportunità.

Agli argomenti citati si aggiunge la particolare e costante attenzione che si vorrebbe rivolgere all'aspetto della didattica; al tema, cioè, della formazione della figura del Professionista Archeologo e Conservatore Subacqueo, che risponda a standard formativi e qualitativi comuni e riconosciuti da tutti i Paesi mediterranei.

Formato cm 17 X 24 - Periodicità: Annuale - 160/200 pp. Ca. per annata

Abbonamento annuale Italia: Euro 45,00 (privati); Euro 65,00 (enti, brossura con ed.Online);

Euro 95,00 (enti, rilegato con ed. Online)

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È possibile sottoscrivere l'abbonamento alla rivista «Archaeologia Maritima Mediterranea» presso il sito web www.libraweb.net

(Fonte: Rirezione della Rivista)

 

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ROMA: identificato di fronte a Torvaianica a - 60 metri il relitto della nave mercantile Banffshire/Brodness del 1894 (1.07.2003)

L'identificazione è stata realizzata dall'Associazione no-profit Gravitazero (www.gravitazero.org).

Il grosso mercantile si trova ad una profondità di circa 60 m ad oltre quattro miglia dalla costa, davanti la spiaggia di Marina di Ardea, vicino Roma adagiato su un fondale fangoso ed è ricoperto completamente da ostriche, anemoni gialli e spugne incrostanti che nascondono la maggior parte delle strutture della nave.

Con il contributo dell'AIDMEN (Associazione Italiana di Documentazione Marittima e Navale) e di collezionisti inglesi che hanno fornito immagini fotografiche d'epoca si è stato identificato come il relitto della Banffshire, rinominata successivamente Brodness, un grosso mercantile di 5537 tonnellate di stazza lorda, circa 130 metri di lunghezza per 16 di larghezza, in grado di raggiungere una velocità di 11 nodi. La nave fu costruita nel 1894 da Leslie Hawthorn & Co., Hebburn-On-Tyne per la Elderslie SS Co.

Nel 1910 fu ceduta alla Scottish Shire Line che gli fece prestare servizio in Gran Bretagna, Sud Africa, Australia e Nuova Zelanda fino al 1915 quando fu venduta alla Blue Star Line che la rinominò Brodness.

Il 31 marzo del 1917 sulla rotta Genova &endash; Port Said fu silurata e affondata a 5 miglia NNW da Anzio dal sottomarino tedesco UC 38, uno dei nove inviati in Mediterraneo dai tedeschi all'inizio del 1917 per azioni di pattugliamento.

La nave giace in assetto di navigazione, con le due ancore Hall ancora posizionate nell'occhio di cubia; sulla coperta giacciono numerose strutture come oblò, bozzelli, fari di segnalazione probabilmente alimentati ad acetilene, grandi maniche a vento; ai piedi dell'albero di prua si nota l'argano e la coffa; verso la parte centrale, invece, i resti del castello. Nei punti in cui la coperta ha ceduto, dove non sono presenti le grosse stive, il poco legno rimasto lascia intravedere i piani inferiori, mentre la nave termina con un grosso cannone a poppa, a suo tempo destinato alla difesa e alla sicurezza della nave che costituisce ora un valido substrato per le colonie di madreporari che lo ricoprono.

L'estate scorsa era stata pubblicata la notizia del ritrovamento di questo relitto che veniva identificato come una Liberty ship, affondata durante lo sbarco di Anzio nel gennaio del 1944, ma ci sono diversi elementi, sia storici che sulle modalità costruttive, che hanno fatto escludere con certezza questa interpretazione e spinto a rivolgere altrove la ricerca.

Fonte: Davide De Benedictis - www.gravitazero.org e Elena Romano earth@gravitazero.org

 

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