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NEWS 03-08

Notizie ed avvenimenti di agosto 2003

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FERRARA (GB): un'imbarcazione del '400 scoperta durante degli scavi (28.08.2003)

Durante gli scavi in un tratto di strada antistante all'ingresso del comando della polizia municipale sono affiorate, a circa due metri e mezzo di profondità sotto il piano stradale, parti di un relitto.

In quella zona le antiche mappe indicavano l'esistenza di un "canale delle merci" che da' spiegazione del ritrovamento su cui saranno avviati studi a cura della soprintendenza.

La barca ad un primo esame appare in buono stato di conservazione, grazie allo strato di argilla particolarmente umido che l'ha preservata in un ambiente sostanzialmente anaerobio

La scoperta e' significativa in relazione alla datazione presunta dell'imbarcazione, che sarebbe la più antica ritrovata nell'area urbana.

Per evitare deteriorazioni al manufatto se esposto all'aria, i resti sono stati ricoperti del medesimo strato argilloso.

(Fonte: CulturalWeb)

 

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  CAVENAGO (MI): ritrovata una stele che sembra indicare l'attracco ottocentesco sull'Adda (28.08.2003)  

Una stele molto consunta, inclinata sull'acqua di un fossato, sembra essere l'ultima traccia concreta dì quello che era il porto di Cavenago.

La stele si trova al di là dell'Adda, in sponda cremasca. Precisamente tra gli abitati di Persia e di Ca' de Vagni, ora entrambe frazioni dì Casaletto Ceredano, provincia di Cremona.

Alcuni vi leggono le parole "porto" e "Cavenago" ma gli agenti atmosferici hanno notevolmente eroso la superficie, rendendo difficile la lettura delle scritte originarie.

Tuttavia proprio all'altezza del lastrone di granito parte, dalla strada tra Persia e Ca' de Vagni, una stradina in terra battuta che conduce all'argine dell'Adda, dove si trovava un attracco utilizzato per un servizio di traghetto gestito proprio dal comune di Cavenago, sicuramente prima del 1901.

Vi è anche una documentazione. Edoardo Granata, sindaco di Cavenago dal 1889 al 1902, che in una lettera datata 15 settembre 1901 e indirizzata al Sottoprefetto di Lodi lamentava l'iniziativa del comune di Casaletto Ceredano di «attivare un servizio pubblico di traghetto con porto e barche attraverso il fiume Adda nella località detta delle Bastide in territorio cremasco e precisamente dove il Comune di Cavenago teneva l'esercizio del traghetto che, per forza maggiore, dovette trasportare a valle del paese a circa 400 metri».

La località detta Bastide fino al 1888 si trovava in sponda cremasca dell'Adda, proprio in prossimità di Persia. La piena del 20 settembre di quell'anno cambiò il corso del fiume, che deviò, passando proprio tra Persia e le Bastide

La decisione degli amministratori di Casaletto Ceredano di creare un servizio di traghetti che unisse le due sponde in quel punto (proprio in corrispondenza della stele) aveva un terremoto politico tra i due comuni, risvegliando antichi attriti tra lodigiani e cremaschi.

Un traghetto gestito da Cavenago, infatti, era in funzione poche centinaia di metri più a valle, all'altezza della cascina Delizie situata sulla sponda lodigiana.

Fu così che sull'Adda, contemporaneamente, furono attivi due traghetti, a poca distanza l'uno dall'altro, uno lodigiano, l'altro cremasco.

"Quello di Cavenago era affidato a gente poco pratica del mestiere (si legge nel libro "Storia di Cavenago", edito dalla biblioteca comunale); quello delle Bastide, invece, passò subito nelle mani di una vecchia generazione di lupi di fiume, i Gargioni. Costoro conoscevano l'Adda come le loro tasche a tal punto che quando il fiume era in piena e tutte le barche erano saldamente attraccate alle rive l'unico traghetto in funzione era il loro".

Finché, nel 1952, la costruzione del ponte di barche decretò la fine delle traversate in traghetto. Di quelle traversate ci restano solo documenti d'epoca e, appunto, forse, la stele.

(Fonte: Il Cittadino di Lodi)

  

 

 

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INDIA: trovati i resti di una città che potrebbe essere l'importante porto di Minnanagar (23.08.2003)

In India nello stato del Gujarat, nella terra dove arrivarono le armate di Alessandro Magno, sulle rive dell'Indo si sono fatti importanti ritrovamenti di strutture e di reperti.

Ora si scava nel villaggio indiano di Nani Rayan dove è stata fatta la scoperta, 350 abitanti e case costruite con i mattoni presi dall'antica città, per riportare alla luce i resti di una città fluviale ellenistica che aveva frequentissimi rapporti politici e commerciali con il Mediterraneo,

Monete e monili d'oro, bronzi e vasi colossali in cui venivano conservati olio e vino, stanno testimoniando la ricchezza della città che nel primo secolo dell'era cristiana commerciava con Bisanzio, Alessandria e Roma.

Scomparve misteriosamente nel VII secolo dopo Cristo probabilmente a causa di uno spaventoso terremoto.

Due mesi fa le pale meccaniche impegnate a scavare una profonda trincea destinata ad accogliere tubature hanno portato alla luce un grande numero di vasi antichi, scheletri ed i grandi massi di una cinta muraria.

In passato numerosi oggetti d'oro erano già stati trasformati inconsapevolmente in collanine e braccialetti.

I contadini che, zappando il podere trovavano tra le zolle la moneta o il monile, raccoglievano il reperto e lo portavano dall'orefice più vicino per ricavarne un "pensierino" destinato alle mogli o alle figlie.

Si sono salvate alcune monete dell'Impero bizantino che hanno sul rovescio la croce greca che è tuttora il simbolo della fede dei cristiani d'Oriente.

Sono stati ritrovati poi dei bronzetti ellenistici, una grande macina da mulino, centinaia di vasi, alcuni dei quali dell'altezza media di un uomo. Si tratta di oggetti raccolti nella trincea aperta dalle ruspe, lo scavo archeologico vero e proprio non è ancora cominciato.

Ci sono diverse congetture sulla storia della città. Nel 334 a.C. Alessandro varcò l'Ellesponto e marciò per anni a Oriente fino ad arrivare in India.

Alla sua morte, avvenuta nel 323, l'armata si frantumò e i suoi generali diedero vita a vari regni che andavano dall'Asia minore fino all'India.

E' certo che la città ellenistica dello stato del Gujarat rimase in contatto con Bisanzio e il Mediterraneo fino alla sua scomparsa databile tra il Settimo e l'ottavo secolo dopo Cristo.

La città potrebbe essere, quindi, Minnanagar, un importante porto menzionato nel «Periplo del Mare Eritreo», un manuale di navigazione scritto ad Alessandria nel primo secolo dell'era cristiana e considerato lettura obbligatoria per tutti quelli che venti secoli fa si avventuravano nell'Oceano Indiano.

Si attendono ora i risultati degli eventuali scavi ufficiali.

 (FONTE: il Tempo)

 

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AGRIGENTO: scoperti resti che potrebbero appartenere dell'antica Akragas (22.08.2003)

Akragas era l'insediamento marinaro alla foce dell'omonimo fiume dell' attuale Agrigento.

I subacquei della locale sede della Lega Navale Italiana hanno trovato nel corso di alcune immersioni nei bassi fondali dell'area dei resti di elementi architettonici che fanno pensare ad una struttura portuale, a qualche tempio o ai resti di un naufragio.

In particolare sono stati individuati grandi massi squadrati, lastre di pavimentazione, blocchi con ampie aperture e manufatti lavorati in pietra calcarea. I reperti sono stati datati al 500 a.C.

01tre a grossi massi squadrati, lastre di pavimentazione, blocchi con grossi buchi che potrebbero far pensare a delle bitte d'ormeggio, sono stati rinvenuti diversi elementi architettonici in pietra calcarea finemente lavorati.

Oltre al'ipotesi della struttura architettonica viene, tuttavia, anche formulata l'ipotesi che i materiali si trovassero a bordo di una nave che avrebbe perso il carico, forse a causa di un naufragio.

(Fonte: ANSA - Il Giornale)

 

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 GEORGIA (USA): ritrovato il relitto della SS Republic con un tesoro di 20.000 monete d'oro. (19.08.2003)

Naufragata nel 1865 durante un violento uragano, il battello a vapore si è inabissato al largo della Georgia con 59 passeggeri e un carico di 20 mila monete d'oro.

Dopo dieci anni di ricerche la nave è stata localizzata da una società americana specializzata nel recupero di relitti, la "Odyssey".

Le immagini subacquee hanno mostrato la "Republic", parzialmente coperta dai sedimenti, a 500 metri di profondità. Attorno alla nave, numerosi contenitori di cibo intatti, un timone, la ruota del battello e una serie di oggetti personali sparpagliati sul fondo.

Un tesoro di grande interesse per gli storici, mai ciò che veramente interessa è l'oro delle 20 mila monete che trasportava destinate alla ricostruzione del Sud dopo la Guerra di secessione che valgono oggi circa 100 milioni di dollari.

Solita disputa con gli studiosi che polemizzano con l'archeologia "for profit", e avvertono: la parte divertente è la caccia e il recupero del relitto, ma dopo si deve catalogare e analizzare pezzo per pezzo il materiale recuperato, un lavoro che necessita di tempo e denaro, e per questo trascurato dalle compagnie di recupero.

In questo caso la "Odyssey" ha fatto sapere che il suo intento è diverso: un recupero archeologico in piena regola.

(Fonte: Repubblica)

 

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  TRECATE (NO): alla ricerca dell' Arca di Noè (18.08.2003)

Due esploratori alla ricerca dell'Arca di Noè: il ricercatore americano Robert BaIlard che utilizzerà tre robot per cercare il relitto sui fondali del Mar Nero e l'italiano Angelo Palego che a settembre partirà per la Turchia, dove dice di aver visto una trave tra i ghiacci.

Per questa ricerca nel Mar Nero Ballard ha a disposizione un budget che sì dice di cinque milioni di euro.

Palego ha una speranza che racconta: «Claudio Schranz, lo scalatore di Macugnaga, è stato sull'Ararat nel novembre dello scorso anno con una spedizione che comprendeva due italiani, due americani, due svizzeri, un tedesco. Nella mia spedizione di agosto avevo scoperto una sagoma scura che si distingue va chiaramente sotto il ghiacciaio Parrot. Pioveva e grandinava, non eravamo riusciti a salire sul ghiacciaio. Schranz è partito accompagnato da un amico curdo. Il 2 dicembre è arrivato a cinque metri da quell'oggetto scuro e lo ha filmato. E' una trave. Una trave dell'Arca di Noè».

Le prove sono su Internet . Un video (visibile sul sito www. noahsark.it) riprende quel magico pezzo dì legno, lungo circa 70 centimetri, largo 30 e spesso 25, che spunta per un metro dal ghiacciaio, in una delle gole dell'Ararat. - (Una visita al sito vale la pena, anche solo per curiosità)

"In settembre - continua Palego - i ghiacci saranno sciolti. Questa volta si va a toccare la trave. La si va a prendere. La porteremo giù. Per la prima volta il mondo si troverà di fronte a una prova inoppugnabile. L'Arca di Noè è sul Monte Ararat. E io l'ho trovata».

(FONTE: La Nazione - Carlino - Giorno)

 

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  LODI (MI): Recuperata l'imbarcazione monossile rinvenuta nell'Adda (15.08.2003)  

L'imbarcazione monossile rinvenuta nel greto del fiume Adda è stata recuperata e posta in condizioni di sicurezza a Castiglione d'Adda.

Le prime analisi fatte dagli archeobiologi del museo civico di Como hanno indicato che il legno utilizzato per costruire l'antica imbarcazione era castagno, e questo esclude una eventuale età preistorica.

Si attende l'esito dell'esame del carbonio 14 per datare con maggior certezza il reperto rinvenuto sul greto dell'Adda a poco più di un chilometro da Lodi, ma si ritiene che l'imbarcazione dovrebbe essere stata costruita nell'Alto Medioevo.

La piroga dell'Adda è simile a cinque altre trovate cinque anni fa lungo il fiume Oglio nel Bresciano.

Si tratta di imbarcazioni monossili medievali simili per fattura e lavorazione a quella di Lodi. Tre di queste sono state trasportate in soprintendenza per essere restaurate e la prima, dopo tre anni, è quasi pronta per essere esposta.

Il monossile lodigiano è più lunga (8,90 metri contro le piroghe dell'Oglio che non superano i 7 metri) e ben conservata. Tra i reperti recuperati e trasportati a Castiglione d'Adda ci sono anche il palo d'attracco, i paletti di sostegno e alcuni rattoppi.

La cosa ha fatto pensare che l'imbarcazione fosse stata tirata sulla spiaggia per essere sottoposta a interventi di manutenzione.

(Fonte: Il cittadino di Lodi)

 

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Sciacca (AG): un probabile relitto romano nel mare antistante Sciacca (14.08.2003)

Un relitto di epoca romana potrebbe trovarsi nel fondale del mare di Sciacca.

E' l'ipotesi formulata dopo il ritrovamento, avvenuto nell'area antistante alle zone Tonnara e Foggia, di una cinquantina di frammenti di anfore e vasi, che risalirebbero al periodo romano.

A protezione del patrimonio sommerso, la Capitaneria di Porto ha deciso di interdire alla pesca e alle immersioni circa diecimila metri quadrati di superficie marittima dell' area interessata, ad un miglio circa dalla costa.

(Fonte: ANSA)

 

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 GENOVA : rinvenuta un'ancora in ferro su un fondale di 35 metri (12.08.03)

Altra scoperta dei soci del Circolo "Paguro"

Su un fondale di 35 metri circa, è stata trovata un'ancora intera in ferro di dimensioni notevoli (il fusto misura più di due metri!).

L'ancora è stata filmata e a prima vista si notano il fusto dritto con le marre a quarto di cerchio terminanti "a freccia" ed un grosso anello

(circa 25 cm di diametro) sulla sommità del fusto. Molto suggestiva la locazione in quanto si trova appoggiata ad una roccia in posizione verticale.

Si tratta di un'ancora tipo "Ammiragliato".

Fonte : Torti Luca (Circolo "Paguro" - Genova)

 

 

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   CAMOGLI (GE): Riemerge la statua del Cristo degli abissi per essere restaurata (9.08.2003)

 

La statua in bronzo, alta tre metri, eretta nel 1954 in ricordo delle vittime del mare e per proteggere i naviganti è stata posta su una nave della Marina Militare per raggiungere l'Acquario di Genova dove sarà restaurato.

Dopo quasi cinquant'anni è così riemersa dalle acque dalle baia di San Fruttuoso di Camogli (Ge) la statua del Cristo degli Abissi, raffigurante un Cristo in piedi con il viso e le braccia rivolte verso l'alto.

La statua del Cristo degli Abissi è stata imbragata da sommozzatori professionisti in una struttura di legno e metallo ed è stata riportata in superficie con l'ausilio dì palloni dopo che subacquei specialisti l'avevano staccata dal piedistallo di cemento su cui era rimasta dal 1954.

Il bronzo è stato quindi adagiato in posizione orizzontale sulla piattaforma poppiera di una unità della Marina Militare giunta dalla Spezia e diretta a Genova.

(FONTE: Secolo d'Italia)

 

 

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LAZISE (VR): I due relitti individuati nel Lago di Garda saranno posti sotto tutela (8.08.2003)

Sono stati individuati uno a Malcesine e l'altro a Brenzone e posti sotto la tutela del Nucleo di archeologia subacquea (Nausicaa) della Soprintendenza i Beni archeologici del Veneto.

Relitto si Malcesine: individuato all'inizio del 2001, a 50 metri di profondità, da subacquei durante un'immersione davanti a Malcesine.

Si tratta di un barcone da trasporto, con lo scafo grosso e pesante in legno, della prima metà dell'Ottocento.

Del relitto, che si presenta in linea di navigazione, grosso modo parallelo alla costa, è stata individuata solo una parte dell'imbarcazione (manca la parte prodiera). La parte conservata è lunga circa 14 metri con una larghezza massima di poco meno di 4 metri e mezzo. Particolarmente ben conservata è la poppa.

Relitto di Brenzone: scoperto nel maggio di quest'anno dal robot subacqueo Nicolus durante ricerche biologiche. Si tratta di Diana, una nave da trasporto merci di inizio Novecento con scafo in ferro lunga circa 18 metri, con due alberi, affondata davanti a Brenzone a cento metri di profondità, che si presenta in perfetto assetto di navigazione e con la prua rivolta a sud.

S tratta del bragozzo del Garda, che nulla ha a che vedere col tipo altoadriatico. La causa dell'affondamento sembra per una errata manovra che ha provocato lo spostamento del carico. I membri dell'equipaggio furono tratti in salvo dai pescatori accorsi con le loro barche.

(Fonte: Il Gazzettino)

 

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 VENEZIA: le dighe foranee in costruzione a Malamocco per il MOSE e la tutela dei relitti che si trovano nell'area. (06.08.2003)

Il Consorzio Venezia Nuova ha iniziato i lavori per la costruzione della lunata a Malamocco. Le acque di Malamocco, nascondono, però, dei relitti, ancora oggi oggetto di ricerche e indagini scientifiche, la cui sopravvivenza potrebbe essere compromessa dai lavori che interessano e interesseranno la bocca portuale.

Si tratta, in particolare, dei relitti di due navi risalenti probabilmente all'ottocento, detto l'uno il "relitto dei tubi" a causa del carico che la nave trasportava e l'altro il "relitto delle Ceppe" per il luogo dove riposa, vicino appunto alla Palada delle Ceppe.

Il primo se non protetto rischia di essere seppellito sotto le tonnellate di pietre che il Consorzio sta scaricando in quel tratto di mare per creare la diga a protezione della conca di navigazione. Di questo relitto sono rimasti lo scafo in legno e il carico, composto da tubi di ferro flangiati, e il particolare potrebbe fare postdatare l'affondamento, dovuto forse all'eccesso di carico, ai primi del Novecento.

Il secondo si trova su di un fondale nei pressi di Santa Maria del Mare, nell'area che dovrà venire sbancata e consolidata per realizzare la chiusa mobile, le spalle e la platea del Mose. E' affondato probabilmente a causa di un incendio. Ne sono rimaste diverse tavole del fondo spezzate in più pezzi, con chiodi fatti a mano assieme a parte della copertura della chiglia in rame e ad una "bigotta" tonda (una carrucola a tre fori).

Poco più giù, a 16 metri, senza rapporto col relitto, è stato recuperato cinquecentesco, forse un "albarello" da farmacia, con la lieve immagine di una danzatrice che reca in una mano una falce di luna e un compasso nell'altra.

Il Consorzio garantisce che tutte le precauzioni sono e saranno rispettate.

In ogni caso a vigilare sarà anche la Soprintendenza Archeologica che farà compiere attraverso il Magistrato alle Acque tutti i rilievi del caso, con prospezioni di subacquei e l'utilizzo sia di scandagli laterali ("Side scan sonar") sia verticali in grado di "vedere" fino a 5 metri sotto il fango ("Sub bottom profiler").

(Fonte: il Gazzettino)

 

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   ROMA: anticipazioni circa il nuovo decreto legislativo per i Beni e le attività culturali (5.08.2003)

Il decreto legislativo di riforma del dicastero è arrivato alla versione definitiva.

Sembra che abolisca i poli museali di Venezia, Firenze, Roma, Napoli e della soprintendenza archeologica della capitale: anzi dal 1 gennaio 2004 al 31 dicembre 2005, andranno sotto i nascituri dirigenti regionali, poi saranno aboliti.

Avranno invece il potere quei 17 funzionari che saranno nominati dirigenti nelle Regioni a statuto ordinano, in Sardegna e Friuli Venezia Giulia.

Gli attuali soprintendenti di settore o del territorio dovranno rispondere a loro.

Il ministero si articolerà in quattro dipartimenti e in quindici uffici dirigenziali generali e altresì in diciassette uffici dirigenziali generali costituiti dalle direzioni regionali per le antichità e le belle arti.

Totale 36 direttori generali, ma poiché il ministro può conferire «anche presso enti od organismi vigilati fino a sei incarichi di funzione dirigenziale generale, anche in posizione di fuori ruolo» si può arrivare a 42.

I quattro dipartimenti sarebbero: quello per le antichità e le belle arti, quello per gli archivi e le biblioteche, quello per l'innovazione, l'organizzazione e la ricerca e infine quello per lo spettacolo e lo sport.

Le belle arti è il dipartimento in cui finiscono le direzioni generali per l'architettura e l'arte contemporanea, per i beni archeologici, per i beni architettonici e il paesaggio, per il patrimonio storico, artistico ed etnografico (qui rientrano i musei).

Il secondo dipartimento ha due direzioni e include gli istituti culturali.

Il dipartimento per l'innovazione risponde da un lato di affari generali, risorse umane e formazione, dall'altro di innovazione tecnologica e promozione.

Il quarto dipartimento comprende la direzione per il cinema e quella per la musica e per il teatro.

L'articolo quinto del decreto istituisce 17 direzioni regionali per le antichità e le belle arti con sede nei rispettivi capoluoghi i cui direttori saranno dirigenti di prima fascia e dal 1° gennaio i titolari di quelle aree rappresenteranno direttamente il ministro.

Nel 2006 i poli museali moriranno per lasciare spazio alle fondazioni che il ministero potrà costituire o in cui potrà partecipare alle quali conferire in uso i musei.

Per gli organi consultivi il decreto, al posto del consiglio nazionale dei beni culturali inserisce il Consiglio superiore per i beni culturali e il paesaggio.

Restano i comitati tecnico-scientifici.

Si istituiscono le conferenze permanenti presso le direzioni regionali.

(FONTE: L'Unità)

 

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VENEZIA - Ritrovato sul molo in Piazza San Marco l'antico pavimento medievale (5.08.2003)

Eccezionale ritrovamento archeologico a SanMarco: durante i lavori di consolidamento del Molo da parte del Consorzio Venezia Nuova è venuto alla luce un tratto della più antica pavimentazione della Piazza.

Si tratta di un lacerto di circa 2 metri quadrati di altinelle disposte a spina di pesce, venute alla luce alla profondità di circa 1 metro e mezzo, nell'area di cantiere più vicina al rio della Zecca che risalgono alla seconda metà del 1200.

È stato deciso di avviare dei sondaggi mirati, per capire l'estensione della pavimentazione e quale rapporto leghi questa con il ritrovamento di un antico cippo venuto alla luce alla fine di marzo nella stessa area di cantiere, in una 'zona limitrofa.

Dovrebbe trattarsi proprio della prima e più antica pavimentazione della Piazza, risalente alla seconda metà del 1200. Nei tempi più lontani, infatti, San Marco era molto più piccola dell'attuale, restando compresa tra la facciata della Chiesa e il rio Batario, che congiungeva l'attuale rio del Cavalletto col rio della Zecca. Lungo la riva del Batario, in faccia a San Marco, c'era la prima chiesa di San Geminiano, e nel mezzo orti, viti e frutteti.

Fu proprio nel 1200, che i veneziani sentirono la necessità di dare alla Piazza una configurazione più vasta e dignitosa e dunque, ai tempi del dogado di Sebastiano Zani (1172-1178), San Marco fu portata all'incirca all'attuale dimensione: il rio Batario fu interrato, la chiesa di San Gemignano demolita e ricostruita all'altezza del rio dell'Ascension. Fu realizzato il Molo interrando l'antico porto, dato che si ipotizza che allora la laguna lambisse la facciata Ovest di quello che poi sarebbe diventato il Palazzo Ducale e il campanile di San Marco, in origine un faro o torre d'avvistamento militare.

La Piazza, così sistemata, fu pavimentata in mattoni a spina di pesce fin dal 1264, e così il Bellini ce l'ha tramandata.

Sono altinelle da 16 centimetri di passo, che sono state in produzione dalla fine del 1100 a tutto il 1200, disposte come si usava allora a spina dl pesce, a "spiccatum', come si dice, listati sempre in altinelle». Un particolare, che confermerebbe l'antichità della pavimentazione, dato che selciati più tardi, sempre in altinelle, avevano la listatura, da cui l'ancora usato "listòn", in pietra d'istria.

È il caso, ad esempio, di una pavimentazione precinquecentesca, ritrovata sempre durante i lavori al Molo, anche se su livelli inferiori.

Quanto al cippo ritrovato a marzo, pare trattarsi di uno dei basamenti dove si infiggevano i pali del palco per le esecuzioni capitali eretto tra le colonne di Marco e Todaro.

Tutti i documenti dicono che lì la riva doveva essere più arretrata. E se non doveva esserci riva, tantomeno dovevano esserci piazza e selciato!

Per questo, il tratto di pavimento dovrà ora venire sottoposto a tutta una serie di altre verifiche, richieste l'altroieri dalle Soprintendenze Archeologia e ai Beni ambientali e architettonici dopo un sopralluogo nell'area di cantiere. Il tratto di pavimentazione è circondato da terra, sembra non esservene altro, ed è al di sotto di un altro lacerto di selciato più tardo.

Oltretutto negli anni Trenta l'area fu soggetta a interventi di manutenzione e a scavi per la posa dei sottoservizi, e non è detto che non vi siano state pesanti manomissioni.

Per sicurezza, e per proteggere le antiche altinelle da possibili danni la buca è stata ricoperta già ieri mattina, e verrà riscavata solo al momento delle nuove indagini.

 (Fonte: Il Gazzettino)

 

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 ROMA: avviata l'operazione "Emergenza navi romane" dal Ministero per i Beni culturali con la Marina Militare (01.08.2003)

Due cacciamine - il Gaeta e l'Alghero - sono al lavoro rispettivamente nelle acque dell'Isola d'Elba, e nel Golfo di Policastro, al largo delle coste della Basilicata per condurre l'operazione ''Emergenza navi romane'' con lo scopo di "salvare i resti e la memoria di un passato".

La Marina, in virtù di una convenzione con il ministero per i Beni culturali, dal '98 scandaglia i fondali italiani, con lo scopo di mappare e identificare eventuali relitti.

L'anno scorso, nei mesi di luglio e agosto, la campagna di esplorazione archeologica - chiamata "Argentario" - si e' tenuta nel golfo di Follonica, all' Elba e alle Formiche di Grosseto.

Prima ancora erano state perlustrate le coste della Liguria, della Campania, della Sicilia nord-occidentale, del Medio Adriatico, le coste al largo di Brindisi, di Piombino e quelle dell'isola di Procida.

In queste ricerche vengono utilizzate tecnologie all'avanguardia nella ricerca subacquea: sonar a scansione laterale (side-scan sonar), ad alta definizione, sonar a penetrazione del fondo (sub-bottom profiler) e sommergibili filoguidati, che hanno già permesso di individuare vari relitti sommersi.

(FONTE: ANSA)

 

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