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NEWS 01-04

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GENOVA: la robotica tra Mito e Fantascienza alla Settimana della Scienza (042001)

Abbiamo ricevuto dal CNR e volentieri divulghiamo questo intervento sulla manifestazione tenutasi a Genova sulla robotica subacquea che oggi raggiunge livelli di prestazioni eccezionali anche grazie al lavoro di ricercatori italiani e che potrebbe essere usata a piene mani per l'archeologia subacquea (vedi gli articoli riportati nell'area tecnica di archeosub.it)

L'articolo è stato scritto per l'iniziativa della settimana della Scienza che ha compreso conferenze e visite ai laboratori del Robotlab del CNR-IAN. L'iniziativa ha inteso offrire una panoramica sul mondo della Scienza robotica partendo dall'evoluzione storica del rapporto uomo-macchina per approdare alle macchine intelligenti odierne e future. Da un lato si è racco ntato l'architettura teorica che presiede alla creazione del robot; dall'altro si è mostrato come questa abbia trovato concreta applicazione ingegneristica attraverso la realizzazione di robot effettivamente operativi, anche in ambienti estremi, come quello antartico. Infine, con uno sguardo al fururo, si sono evidenziate le grandi potenzialità operative offerte dalla Realtà Virtuale e da Internet che permetteranno alla ricerca mondiale di incontrarsi, a distanza, in un "unico laboratorio telematico"

L'Italia schiera Romeo, un sommergibile senza equipaggio ad alte prestazioni (articolo di Luigi Dell'Aglio)

Gioiello della tecnologia, dotato di un'intelligenza sempre più duttile, capace di affrontare l'imprevisto, il robot subacqueo viene ora scoperto anche dall'industria. Sa svolgere compiti molto precisi e delicati in un ambiente estremo, quello degli abissi marini, dal quale dipende sempre più non solo il futuro ma il presente dell'umanità. Per esempio i Comuni che si affacciano sulla costa possono avere l'esigenza di monitorare le acque del loro mare, per controllare &emdash; con una spesa ragionevole &emdash; le bocche di uscita degli impianti di depurazione. Questo è uno dei tanti compiti che potrebbero essere svolti, in un prossimo futuro dai robot marini. Per esplorare queste possibilità, e per assicurare all'Italia un know-how nel settore, è stato sviluppato il robot subacqueo Romeo. L'ha creato il team dell'ingegner Gianmarco Veruggio, responsabile del Robotlab, il reparto Robotica dell'Istituto per l'automazione navale del Cnr, con sede a Genova. Con alcune imprese compiute in Europa e con una missione in Antartide, Romeo, frutto di un investimento di 500 milioni, ha dimostrato di poter competere con i migliori robot del suo livello e, sotto certi aspetti, di poterli anche superare.

Le applicazioni. Queste macchine possono lavorare 24 ore su 24 per bonificare immensi fondali, sorvegliare e riparare cavi sottomarini, scoprire relitti, vigilare su parchi naturali di archeologia subacquea che rischiano continuamente di essere saccheggiati. Ad esempio, il robot è il mezzo ideale per riconoscere un sito archeologico sottomarino, per perlustrarlo e riprenderlo con le videocamere, rispettandolo scrupolosamente. Se sta per scoccare l'ora degli automi sottomarini, Romeo &emdash; che è soprattutto una macchina da ricerca &emdash; ha grandi chance per diventare un modello, in continua evoluzione, per le macchine più avanzate. Romeo ha partecipato con successo al progetto Aramis, finanziato dalla Commissione europea, e guidato dalla società Tecnomare di Venezia, insieme con il robot Victor 6000, della francese Ifremer . «Si trattava di sviluppare strumenti che permettessero ai robot sottomarini di navigare verso un sito prescelto, raggiungere l'obiettivo con precisione, trasportare delicati apparati scientifici per analisi e campionamenti, condurre a termine questi compiti e tornare alla base con i dati raccolti» racconta Riccardo Bono, system manager del Robotlab.

La prova è avvenuta dal 15 al 30 settembrenel mar Egeo, al largo di Milos. La performance in Egeo è degna di nota perché si è svolta in un ambiente molto speciale. Romeo si è immerso per analizzare i venti termali: soffioni sulfurei caldi, che escono dal fondale spinti dai vulcani marini. Luoghi come questo s'incontrano spesso negli oceani, in corrispondenza con le spaccature della crosta terrestre; ricchi di gas e di minerali, creano una sorta di oasi sottomarina in cui flora e fauna riescono a prosperare nonostante manchi la luce e quindi la sintesi clorofilliana.Un ambiente che certo dovrà essere studiato e sfruttato, come del resto un po' tutti i fondali oceanici,nuova frontiera per la ricerca di energia e di risorse alimentari. «L'oceano può diventare una grande fattoria &emdash; dice Veruggio &emdash; e non solo una fish farm: si può prevedere che un giorno grazie all'ingegneria genetica vengano coltivati in acqua salata vegetali commestibili». A Milos, Romeo si è mosso con la precisione richiesta, ha svolto la missione «in modo efficiente, affidabile e ripetibile».

L'immersione. Ha saputo evitare gli ostacoli, di qualsiasi genere. E proprio questa capacità gli esperti europei volevano accertare, perché è il banco di prova dell'intelligenza di cui deve essere dotato il robot subacqueo del futuro. È un compito arduo, per un robot, scendere nelle profondità del mare. Dopo alcune decine di metri, è già buio (le normali tecniche di visione artificiale verrebbero messe subito fuori combattimento: la ridotta visibilità e l'irregolarità degli ambienti naturali sottomarini rendono difficile localizzarsi e schivare gli ostacoli). In mare è peggio che nello spazio. «Si va in un altro pianeta, più ostile della Luna e di Marte» afferma Robert Ballard, lo scopritore del Titanic. Attraverso l'acqua le onde elettromagnetiche non passano. Inoltre, quello sottomarino è un floating robot, costretto a spostarsi in un ambiente fluido, dove le correnti gli impediscono di restare completamente fermo. Perciò i robot sottomarini adatti a compiti delicati sono pochi e richiedono una ricerca molto complessa.

La navigazione. Ma come si muove e come lavora Romeo? «Può contare prevalentemente sull'aiuto del sonar (le onde acustiche sono le sole a passare nell'acqua &emdash; spiega Massimo Caccia, ricercatore del Robotlab &emdash;. In base al feedback del sonar, il robot si crea una mappa dell'ambiente. Inoltre, se si collocano in mare quattro transponder, fari a ultrasuoni, Romeo può calcolare con precisione la propria posizione all'interno del sito marino che è teatro delle operazioni».

Un anno prima, nel giugno 1999, il robot del Cnr si era segnalato per un'altra capacità: può essere teleguidato via Internet (basta un Gsm per il collegamento). Romeo ha navigato nella vasca profonda dello Stadio del nuoto di Genova, ma i comandi automatici partivano dall'Instituto de sistemas e robotica di Lisbona. La famiglia di robot creati da Veruggio ha all'attivo due missioni in Antartide dove il robot ha studiato i sistemi biologici subglaciali: attraverso un foro praticato nel ghiaccio (spesso due metri e mezzo), Romeo è stato calato nell'acqua gelida, è sceso fino a 320 metri e ha fatto ricerche per complessive 120 ore.

Il team di Genova è un po' come il team Ferrari: si lavora coniugando creatività italiana e forma mentis anglosassone. La robotica sembra ancora un campo di ricerca futuribile. Ma tra dieci-vent'anni, avrà una rilevanza economica paragonabile a quella che oggi hanno personal computer e telefonini. Perciò Veruggio, per incoraggiare le nuove leve di ricercatori, ha dato vita a un'associazione, la «Scuola di robotica».

Il messaggio, diretto ai giovani interessati alle tecnologie avanzate, è che in questo campo il mondo è tutto da scoprire: «Siamo ancora alla preistoria, e il futuro è di chi saprà intravedere le potenzialità dei robot e investire su di essi, con schemi mentali nuovi e spregiudicati».

Il Sole 24 Ore, Mercoledì 7 Marzo 2001

 

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EGADI: Egadi, scoperta una nave araba (042001)

A poche miglia dall'isolotto del Preveto, al largo di Punta Galera è stato rinvenuto il primo relitto di origine araba mai scoperto nelle acque di Sicilia. Un pescatore favignanese ha tirato su con le sue reti anfore e coppe antiche. Reperti che il Giass (il gruppo d'indagine archeologica subacquea siciliano) ha filmato e datato, in attesa di trovare un finanziamento per lrecuperarli ed esporli al pubblico.

Quelle anfore e quelle coppe sono il carico di una nave araba del decimo secolo dopo Cristo. Un relitto lungo almeno 25 metri in un fondale sabbioso che lo ha difeso dall'azione del mare.

Le indagini sono andate avanti per quasi un anno ed hanno restituito un relitto il cui carico è composto da numerose tegole ancora allineate, da anfore di medie dimensioni, da brocchette e scodelle. La disposizione del carico fa intuire agli studiosi che la nave araba sia affondata tutta intera.

Il prossimo obbiettivo è la ricerca di finanziamenti

 

 

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TREVISO: Le anfore ed i Commerci in epoca romana nel municipio di Tarvisium (300401)

Si è aperta conclusa il 29 di aprile al Museo Civico "L.Bailo" di Treviso la mostra " Le anfore e i commerci in epoca romana nel municipio di Tarvisium" curata dal Gruppo Archeologico Trevigiano in particolare dalla seguente equipe: Dott.ssa Silvia Pascale, dott. Michele Bettiol, dott. Gabriele Foresto, Gino Carraro, arch. Giovanni Golfetto e Giuseppe Michilin..

La mostra è stata possibile grazie alla collaborazione e disponibilità dell'ispettrice dott.ssa Giovanna Ravagnan della Soprintendenza Archeologica per il Veneto, al Centro di Servizio per il Volontariato della Provincia di Treviso che ha in parte finanziato il progetto e la consulenza della dott.ssa Alessandra Toniolo, esperta anforologa.

La mostra strutturata principalmente per un approccio didattico ha proposto un viaggio nella cultura materiale romana, analizzando il tema dei commerci attraverso l'analisi delle tipologie di anfore rinvenute nel territorio trevigiano.

Tra la seconda metà del I sec. a.C. ed il I sec. d.C. si completa la trasformazione dell'insediamento venetico di Tarvos in municipio romano con il nome di Tarvisium. Resta controversa la data di quando avvenne questo passaggio, indicato dalla maggioranza degli studiosi tra il 49 e il 42 a.C.

Anche la riorganizzazione del territorio di sua pertinenza, costituito da un agro centuriato vasto circa 1/4 dell'attuale Provincia, viene fatta risalire tra la metà del I sec. a.C e la prima metà del I sec. d.C.

Il municipio di Tarvisium non era servito direttamente da grandi arterie stradali; ma attraverso il fiume Sile, Treviso era collegata direttamente con l'importante porto lagunare di Altino, attraverso il quale veniva rifornito dei prodotti circolanti nel mondo romano.

Le anfore rinvenute in città e nel suo territorio ci dimostrano infatti che sul mercato trevigiano giungevano prodotti provenienti dall'Egeo, dall'Africa, dalla Spagna e dal resto d'Italia.

Lo stato romano non possedeva navi per scopi commerciali, la sua flotta mercantile era costituita da navi private di varia capacità e da battelli che svolgevano servizio di cabotaggio, rimorchio, navigazione fluviale o lacustre, trasportando merci dalle navi alle zone di immagazzinamento e distribuzione.

Le portate utili oscillavano dalle 20 tonnellate ( circa 400 anfore) alle 450 tonnellate ( circa 11.000 anfore). Raramente una nave trasportava solo anfore; generalmente i carichi erano misti e assieme ad esse si caricavano laterizi, dolii, elementi architettonici e altro. Lo stivaggio di un carico di anfore seguiva regole precise sia per ottimizzare lo spazio sia per garantire sufficiente sicurezza durante la navigazione.

Non tutti i periodi dell'anno erano adatti alla navigazione: i Romani consideravano favorevoli i periodi dal 27 maggio al 14 settembre, pericolosi i periodi dal 5 marzo al 27 maggio e dal 14 settembre all'11 novembre.

Dall'11 novembre al 10 marzo la navigazione era sconsigliata. L'apertura ufficiale del mare era simboleggiata da una cerimonia religiosa "Navigium Isidis" nella quale i naviganti offrivano alla dea Iside doni per propiziarsi la buona sorte.

Le anfore rinvenute nel municipio di Treviso appartengono a 28 tipologie diverse, distribuite lungo un arco cronologico di nove secoli.

Con la fine dell'epoca romana le fabbriche di anfore cessarono gradualmente la loro attività, perdurando soltanto in area mediorientale ancora per tutto l'VIII e il IX sec. d. C. in Europa esse vennero sostituite dalle botti, contenitori introdotti dai Celti già prima dell'avvento romano e utilizzati ai nostri giorni.

GUIDA: è possibile acquistare una pubblicazione didattica che ripercorre le fasi salienti della mostra, con una interessante introduzione alla città di Treviso in epoca romana. La bibliografia aggiornata è un valido spunto per ulteriori approfondimenti

 

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STOCCOLMA: il recupero del Vasa compie 40 anni (26042001)

Era il 10 agosto 1628 quando il Vasa è affondato, il giorno stesso del varo, poi é rimasto sommerso per 333 anni fino al recupero avvenuto il 24 aprile 1961.

Oggi, dopo il restauro, la ricostruzione della nave con le sue sculture di legno ed i cannoni e l'edificazione attorno del museo è visitato da non meno di 800000 visitatori all'anno.

Auguri!

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TRINITAPOLI: prime prospezioni nel mare pugliese (00042001)

Nell'antica laguna di Salpi situata a ridosso del litorale della Daunia fu costruita Salapia, grosso centro commerciale che attraverso i numerosi canali navigabili della sua laguna offriva agevoli e rapide vie di collegamento tra le vicine civitates, come Arpi, Herdonia, Canosa, e il suo porto. Già Strabone ci parla di Salapia, il porto della città di Argirippa, mutuata da Artemidoro di Efeso che aveva visitato la regione intorno al 100 a.C. Salapia è citata anche da Vitruvio quando riferisce dell'abbandono della vecchia città e della sua rifondazione in un'area vicina più salubre rispetto alla prima. Pur disponendo, quindi, di una documentazione letteraria ricca e sicuramente stimolante si deve registrare il ritardo della ricerca archeologica nell'individuazione degli impianti portuali lungo il litorale dauno a causa della sensibile variazione subita nel tempo dalla linea di costa.

Le recenti segnalazioni di alcune aree archeologiche subacquee in un punto preciso del litorale dauno hanno indotto la Soprintendenza Archeologica della Puglia a programmare dal 10 al 17 giugno 2001un intervento con opportune attività specialistiche.Il coordinamento scientifico archeologico sarà svolto dalla Soprintendenza Archeologica della Puglia; a Marenostrum sarà affidato il coordinamento tecnico operativo, mentre il coordinamento territoriale e il supporto logistico sarà affidato all'Archeoclub d'Italia sede di Trinitapoli. Il Comune di Trinitapoli sarà l'Ente finanziatore della campagna di scavo subacqueo (Flaminio Aquilino - Marenostrum news)

 

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ROMA: il piano pluriennale per l'archeologia (10042001)

 

.Primo specifico piano per l'archeologia me'sso a pu nto dal Ministero dei Beni Culturali.

Tra i vari interventi inseriti nel finanziamento i musei archeologici di Venezia ed il recupero e la musealizzazione delle Navi Romane a Pisa.

Il finanziamento è stato rezso possibile con i miliardi prelevati dai fondi del lotto.

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VENEZIA: la chiesa di San Marco più antica di 200 anni (09042001)

 Oltre tre anni di studi su documenti e su campioni estratti da fondamenta e murature hanno permesso di definire che la struttura della Basilica oggi considerata del XI secolo, in realtà è del IX secolo.

La parte che si credeva ricostruita integralmente a seguito dell'incendio del 976 e terminata nel 1094, fu solo un ampio e radicale consolidamento della precedente struttura rimasta integra. Così la basilica sarebbe il risultato della cultura architettonica orientale, come sempre sostenuto dalla tradizione che la voleva costruita da maestri architetti venuti dall'oriente a tracciare la pianta sull'esempio della chiesa dei Santi Apostoli a Costantinopoli..

Anche le analisi hanno riservato sorprese: il legno datato con il C14 è risultato appartenere ad un periodo tra il 400 ed il 600 d. C., quindi non certo utilizzato dopo l'anno mille. I carotaggi hanno consentito di trovare il "cocciopesto" nascosto sotto i marmi e lo studio dei rapporti tra i giunti e i mattoni consente di dire che l'impianto a croce greca e del 800 e solo la parte più estrena del 1000.

 

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VENEZIA: approvato il progetto di un'unica Soprintendenza (03042001)

  I tre consigli centrali del Ministero hanno approvato il progetto di accorpare tutti gli uffici veneziani, cioè Soprintendenza ai Beni Ambientali e architettonici, Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici, Soprintendenza Archeologica.

Il successore del Sovrintendente ai Beni ambientali e architettonici Roberto Cecchi è stato nominato l'architetto Mario Augusto Lolli Ghetti. Per quanto sopra le sue competenze saranno più ampie: si occuperà anche dei beni artistici e storici e di quelli archeologici della nuova Soprintendenza speciale mista creata proprio per Venezia. Si attendono ora i dettagli operativi.

 

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ROMA: trovati resti dei mulini del 1200 (02042001a)

 Durante i lavori per la metropolitana C sono state trovate delle strutture fatte risalire ad un mulino del 1200. Il ritrovamento, così come la scoperta al Pigneto di una cava dell'età Flavia con mosaici e colonne, non impedirà l'avanzamento sul tracciato previsto.

 I mulini sono stati scoperti durante i carotaggi in via Sannio. Qui a circa dieci metri di profondità sono stati rinvenuti resti di mulini di varie epoche fino all'ottocento. La ragione è da attribuirsi al fatto che in quel luogo scorreva un ruscello utilizzato per costruirvi sulle rive edifici destinati alla macina.

L'intenzione attuale sarebbe rendere visibili i reperti, fra cui alcune grandi macine, ospitandoli all'interno della stazione

 

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LIDO DI VENEZIA: riaperto al pubblico il forte di San Nicolò (02042001)

 Dopo oltre 40 anni di chiusura viene riaperto il forte austriaco Ridotto di San Nicolò al Lido, costruito ad iniziare dal 1846-48.

Sono stati necessari due anni di lavoro svolto da gruppi di volontari, gestiti dal Coordinamento per il recupero dei forti di Mestre e con l'aiuto della Protezione civile del Comun e di Venezia.

Oggi é visitabile il forte ogni prima domenica del mese dalle 10 alle 17.

 

 

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